l'Afasia espone il paziente emiplegico ad una riabilitazione non adeguata


L'afasia vista da 3 punti vista: Paziente, Familiare e Terapista.

Il problema dell’emiplegia destra con Afasia, è realmente complesso da gestire da tutti i punti di vista.

Il paziente si trova da un giorno ad un altro ad aver perso le proprie capacità di movimento con il lato destro del corpo, su un letto d’ospedale, con i professionisti sanitari intorno che gli parlano senza che possa comprendere a pieno il significato delle loro parole come se ad un tratto si trovasse in un paese straniero e in un “corpo”straniero.

A questi momenti terrificanti si aggiunge l’impossibilità di descrivere il proprio stato e chiedere ai medici ed ai propri familiari informazioni su quanto accaduto e sul futuro recupero.
Quando prova a parlare spesso non escono le parole che però sembrano esserci nella sua testa ed il risultato sono mugugni o parole senza senso, che non hanno senso per chi le ascolta e per chi le produce visto le difficoltà di comprensione.

Talvolta il paziente afasico parla attraverso un linguaggio incomprensibile con una corretta intonazione e la certezza di aver detto la frase in modo adeguato e si trova di fronte alle facce attonite dei familiari che si sforzano di comprendere.
E' evidente come una prigione di questo tipo sia drammatica da parte del paziente, ma anche dal punto di vista dei familiari la situazione è altrettanto ingrata.
Si trovano a dover gestire una situazione che fino al giorno precedente forse non ne ipotizzavano l’esistenza, oltre al problema motorio che è più facile da metabolizzare si trovano di fronte all’impossibilità di comunicare con il proprio caro e ripongono la fiducia e la speranza nel terapista e nel logopedista dove anche quest’ultimi si trovano a gestire un problema dove ancora lo sviluppo e la scienza riabilitativa ha di fronte un mare da superare.

Come nel problema che possiamo definire “motorio”, quello dell'afasia è difficile da classificare, ogni paziente è un paziente a se, pertanto ogni disturbo del linguaggio è una storia unica fatta di difficoltà uniche.

Nelle situazioni più gravi ci troviamo di fronte ad una impossibilità di produrre parole e alla difficoltà di comprensione. 
La difficoltà di produzione è spesso più evidente rispetto alla comprensione.
Oppure ci possiamo trovare di fronte ad una situazione in cui il paziente ha una discreta capacità di comprensione e la produzione è di tipo “telegrafico” ovvero limitata a semplici sostantivi che permettono all'interlocutore di inquadrare il tema del discorso.
In altre situazioni ci troviamo di fronte ad un linguaggio fin troppo fluente, che possiamo definire “macedonia di parole” dove estrarre il significato del discorso appare arduo, ma comunque possibile soprattutto per i familiari che vivono a stretto contatto con il paziente.
Altri pazienti che, qualsiasi cosa vogliano dire, si esprimo con sempre le stesse parole stereotipate : "oddio”, “omama”.

Il primo obiettivo da ottenere nel nostro caro intanto è quello di recuperare la capacità di comunicare in modo sufficiente da poter effettuare insieme a lui una adeguata riabilitazione anche “motoria”. Partiremo quindi dal recupero delle capacità di comprensione (spesso sopravvalutate nel nostro paziente), passando per la capacità di poter dire (sì e no) in modo coerente al contesto, fino alla produzione di frasi semplici e via via più elaborate.

Aneddoto spiacevole, ma fin troppo frequente...

Ci tengo particolarmente al punto in cui vi parlavo della costruzione della comunicazione sufficiente per poter eseguire anche la riabilitazione “motoria”, per un fatto che mi accadde ai tempi del tirocinio in ospedale e che poi col tempo ho scoperto esser successo a molti dei pazienti con i quale ho avuto a che fare nel corso degli anni.

Completamente a digiuno di qualsiasi pratica nei confronti della riabilitazione post ictus, mi trovai ad affiancare un terapista esperto del reparto di ospedale all’interno del quale facevo il tirocinio universitario.
Il terapista entrò in palestra con una paziente in carrozzina con il lato destro del corpo visibilmente spastico, lo sguardo spaesato e che pronunciava solo le parole: “omama, omama”. 
In quel momento percepivo di trovarmi di fronte ad un momento cruciale per poter apprendere da un terapista esperto come poter lavorare con un paziente emiplegico così difficile.
Al primo anno di università si pensa ad assorbire il più possibile dai terapisti esperti come comportarsi in quei casi che capiteranno spesso nel corso della carriera.
Una volta accolta la paziente chiesi al terapista “cosa si fa?” e la risposta mi è rimasta stampata nel cervello:

 “niente che vuoi fare, lo vedi che non ti capisce nemmeno ed è afasica, l’unica cosa che possiamo fare è mobilizzare il lato non plegico e provare a rinforzarglielo...Anzi fai tu così impari come si fa, concentrati sul gomito e ginocchio sinistro che a forza di stare seduta in quella posizione si stanno calcificando

La prima emozione è stata di delusione nel trovarmi di fronte all’evidenza che la riabilitazione post ictus avesse le mani legate di fronte a casi complessi come quelli della signora emiplegica destra, la seconda emozione è stata di forte imbarazzo e tenerezza durante l’esecuzione meccanica dei movimenti di flesso-estensione che stavo proponendo alla paziente visibilmente stremata e sconfortata, l’ultima emozione per fortuna è stata di diniego e diffidenza di fronte a quello che avevo assistito, “non è possibile che finisca qui, che non ci sia dell’altro...”.

Per fortuna c’è dell’altro ed il trattamento per quanto complesso e difficile non si limita alla mobilizzazione o al rinforzo del lato sano o di quello plegico, c’è sempre la possibilità di adeguare le proposte riabilitative alle capacità del paziente per permettergli di attivare quei processi cognitivi alterati dall’ictus, sia nei confronti del movimento che nei confronti del linguaggio, che come vedremo in seguito condividono molti aspetti organizzativi.

Linguaggio e movimento

Il linguaggio è l’espressione visibile e tangibile del nostro comportamento, che emerge da una organizzazione dei nostri processi cognitivi proprio come avviene per il movimento.
Spesso per spiegare questo aspetto presento una immagine di un iceberg, dove sulla cima sono situati movimento e linguaggio ed alla base tutti i nostri processi cognitivi come: memoria, attenzione, apprendimento e percezione.
L’aspetto visibile del comportamento spesso induce ad errori nelle proposte riabilitative, infatti se nel caso del recupero motorio l’attenzione del fisioterapista viene rivolta al muscolo ed alla sua capacità di contrarsi, nel caso del linguaggio la logopedia si concentra sulle abilità di muovere la bocca e la lingua e sulla capacità di produrre suoni o parole che non sono inserite in una azione organizzata.

2 attività da evitare 

Il paziente con Afasia, nella maggior parte dei casi non è un persona che ha perso le parole o la memoria dei suoni, ma che ha perso la capacità di estrarre le parole e le regole del linguaggio in un determinato contesto. Per questo l’attività di ripetizione di una parola o la denominazione di una figura proposta, non è una attività adeguata al recupero del linguaggio.
Vi racconto questo perchè oltre ad essere una delle attività riabilitative di logopedia più gettonate, è anche una attività in cui spesso si prodigano i familiari con la speranza di aiutare il proprio caro nel suo recupero.
Questa attività però oltre a non portare frutti tangibili ci espone ad una doppia frustrazione, quella del familiare che si impegna tanto nell’aiutare il proprio caro a ripetere alcune parole che poi però si accorgerà non essere in grado comunque di utilizzarle al momento giusto e la frustrazione del paziente che si trova di fronte ad una attività complessa che comporta pochi risultati e sforzi vanificati propri e dei suoi familiari.

In aggiunta il paziente proprio come avviene con il movimento, che  di fronte ad una attività non adeguata per il proprio problema, mette in atto dei meccanismi di compenso, come i movimenti stereotipati, l’irradiazione e la spasticità, nel caso del linguaggio produce dei compensi che possono mettere a rischio il futuro recupero.
Infatti lo stereotipo linguistico come “omama” o “oddio oddio” vengono esasperati proprio dalla richiesta dei terapisti e dei familiari di sforzarsi a parlare e farsi comprendere con la speranza che quegli elementi comunicativi si puliscano nel tempo, proprio come avviene nel paziente emiplegico quando gli chiediamo di camminare in fasi precoci quando ancora non ha maturato i presupposti adeguati. Possiamo paragonare l’ ”omama” al sollevamento dell’anca durante il cammino o al sollevamento di tutto il fianco durante la richiesta di movimento del braccio. Pertanto queste espressioni di fronte ad un corretto percorso terapeutico vanno necessariamente calmierate.


L'afasia è uno degli elementi che principalmente distinguono il paziente emiplegico destro da quello sinistro. Intendiamo Afasia come  difficoltà o impossibilità di comunicare linguisticamente.
Per questo motivo si è resa necessaria  la creazione di una video guida per il recupero del paziente emiplegico sinistra ed una dedicata al paziente emiplegico destro.

33 commenti:

Sono molto interessata a tutti i tuoi articoli che ci proponi con grande esperienza ed è in base a questa esperienza che chiedo la tua opinione nel riuscire a capire se la mia amica che ha subito un ictus da ormai quattro mesi ed è seguita costantemente da una logopedista che va a casa due volte a settimana, ancora non riesce a parlare e l'unica cosa che dice bene è buon giorno, buona sera grazie e non distingue gli oggetti del bagno cioè la diffrenza tra spazzola e pettine sapone ecc. e la neurologa ha detto che bisogna che sia controllata costantemente perchè quando mangia non riesce a distinguere la forchetta dal coltello e così per tutto quanto riguarda le altre cose. Venerdi ha espresso a modo suo che voleva andare dal parrucchiere e sabato è uscita quindi per la prima volta con la macchina, ed il marito si è mostrato molto meravigliato nel vedere come lei gli indicava la strada da seguire per andare dal suo parrucchiere, come si spiega? fino a che punto il suo cervello è rimasto colpito? Cosa puoi dirmi? Quali speranze dobbiamo avere? La mia amica ha settant'anni. Grazie Assunta

Cara Assunta, in genere il problema dell'afasia non corrisponde alla perdita della memoria delle parola, ma alla difficoltà di estrarle in modo opportuno e di utilizzarle per costruire una frase. Il linguaggio andrebbe costruito un processo alla volta. La comprensione è un fondamentale ancora prima della produzione del linguaggio, in seguito la possibilità di esprimere il si ed il no in modo coerente sarà il processo successivo per costruire le prime forme di comunicazione efficace. Solo successivamente si potrà pensare di richiedere la produzione di frasi semplici composte da solo soggetto e verbo.

Salve Valerio....mio padre il 10 di dicembre all età di 50 anni ha avuto un ictus....dopo 10 giorni di ricovero nella stroke unit dell ospedale di Lecce e stato trasferito alla casa di cura EUROITALIA di Casarano....ha avuto un emiplagia destra con afasia....sino a ieri nn ha mai parlato....ma oggi dopo la prima seduta di terapia emette dei versi incomprensibili e inizia a muovere la gamba destra....che margini di miglioramento può avere?un recupero totale e' possibile?.....grazie anticipatamente.

Ciao Marco, sono passati pochi giorni dall'ictus di tuo padre, tieni a mente il contenuto di questo articolo per evitare che il modo di comunicare che utilizza attualmente tuo padre si strutturi. Bene per i movimenti della gamba. La quantità di recupero disponibile non è facile da prevedere, perchè dipende anche molto dalle esperienze riabilitative a cui sarà sottoposto, in ogni modo tutto è possibile. A presto

E' proprio vero tutto è possibile.
Dopo le mie insistenze sono riuacita a far iniziare un percorso riabilitativo per la deglutizione. Il foniatra dopo tre mesi che mia mamma non metteva niente in bocca, infatti è ancora alimentata con il sondino, si è stupito quando gli ha avvicinato alle labbra la paletta con del gelato e ha aperto la bocca, ha gustato il gelato e lo ha deglutito. Grazie ai suoi consigli sono molto insistente con i medici; ora mi chiedo: la peg in programma per togliere il sondino, potrebbe essere evitata? Conto di approfondire la Vs. guida alla riabilitazione una volta a casa. Nell'istituto di riabilitazione dove si trova mia mamma non sanno neanche cosa sia, che peccato!

Bene mi fa molto piacere che i miei consigli ti abbiano dato il coraggio per ottenere quello di cui avevate bisogno, è un peccato che sia necessario fare la voce grossa, ma anche questo serve per migliorare la situazione sanitaria attuale. Tutto dipende da come sta reagendo tua madre alle attività di svezzamento, non so dirti con esattezza se potete evitare la per non conoscendo la situazione nello specifico, dovrebbe dirlo il foniatra ed i medici che la seguono.

cosa puo' mangiare l'emipligico destro??

Salve Dottore. Leggp dei suoi preziosi consigli e vorrei perció esporle il mio problema. mia madre all età di 52 anni un mese esatto fa viene operata per asportazione totale di un tumore maligno sede lobo frontale sx con estensione prettamente in zona premotoria. Al termone mia madre evidenzia afasia globale e emiparesi destra. Dopo 5 giorni viene trasferita in una clinica di riabilitazione. Ad un mese abbiamo i seguenti progressi : EMIParesi praticamente risolta. Cammina benissimo ed e completamente autosufficente. Afasia da globale diviene un Brocá. Mia madre ora risponde ad ogni domanda correttamente con si no, forse non so. Saluta in modo appropriato, legge, scrive su copiatura, dettatura e svogle gli esercizi man mano piu complessi. ogni giorno articola frasi corrette: es: avevi detto che mi avresti dato lo spazzolino nuovo. Prendi quello e lavalo...ecc.. Adeguate al contesto e volontarie. Ripete perfettamente. La maggior parte delle volte é telegrafica. Posso sperare che possa recuperare ancora tanto? il neurochirurgo, che per precisipne è tra i migliori in europa dice di non essere andato in profondità e di aver stimolato le aree del linguaggio che in sede operatoria rispondevano. Cosa puó essere successo? Ma soprattutto per lei potrà mia madre esprimere nuovamente ció che pensa in maniera meno esasperata e piû fluente? Quando vorrebbe dire e non riesce spesso è davvero frustrante. É cosi piena di energia e voglia di riprendersi da quella che era la sua piu grande paura. Non parlare piu. La ringrazio tanto
Martina

Cara Martina, bene per il recupero dell'emiparesi e bene anche per i progressi nel linguaggio dimostrati in questo mese in seguito all'intervento per asportazione del tumore. Come hai visto in queste prime settimane ci sono stati dei rapidi miglioramenti, questo perchè il cervello dopo un trauma subisce uno stato di shock che mostra molti più disturbi di quanti non siano legati al danno, per questo è ipotizzabile aspettarsi ulteriori miglioramenti nelle prossime settimane. In ogni modo è necessario l'aiuto di un bravo logopedista che l'accompagni per un maggior recupero.

Grazie davvero per la risposta celere. Ê davvero molto gentile. Mamma é seguita dalla logopedista qui nel centro di riabilitazione e continuerá quando torneremo a casa. C é per caso qualche esercizio che lei trova utile che io le posso far fare durante la giornata? mi vorrei rendere piû utile... se ci fosse una linea guida,anche di quelle che ho visto da poter acquistare, me la potrebbe indicare? Come ultima domanda.. che differenze ci sono tra un afasia da ictus e una data dall asportazione di un tumore?

Cara Martina, gli esercizi presenti nella Video Guida fanno riferimento più ad una afasia globale, dove risulta fondamentale il ruolo della comprensione, insisti con la logopedista per farti lasciare alcuni esercizi che rispecchiano il programma che già sta seguendo. Infine dietro ciascun disturbo risiede una lesione, sia l'ictus che il tumore genera una sofferenza del tessuto cerebrale.

Simone, non c'è differenza di alimentazione tra emiplegico destro e sinistro, in questo caso ti suggerisco di seguire le direttive dello staff medico che vi sta seguendo se state in ospedale e del medico di famiglia se vi trovate già in casa.

salve mia zia la settimana scorsa è stata ricoverata per un ischemia cerebrale gia' nello stesso giorno parlava pero' per esempio ad una amica l'ha chiamata mamma sono passati tre giorni sembra che migliori pero' ha difficoltà nel linguaggio e nella scrittura nello specifico nel pronunciare parole dovrebbe chiamarsi afasia giusto? puoi aiutarmi, guarira completamnete mia zia? quanto ci vorra'? cosa possiamo fare noi familiari?

Sono passati pochi giorni, il quadro dopo i primi giorni sembra sempre più grave di quanto non si dimostrerà in seguito, in ogni modo sembra avere dei problemi afasici, sul quando guarirà non so pronunciarmi perché molto dipende dall'intervento di logopedia che affronterà, spero che l'articolo che hai letto ti abbia dato qualche spunto per capire come comportarti. Quando vedete la logopedista chiedetele pure di insegnarvi degli esercizi da fare con lei per dare continuità al lavoro.

Buongiorno Dottore.
Il caso ha voluto che venissi a Sua conoscenza. Mia mamma è stata colpita da ictus 10 giorni fa (il terzo in cinque mesi) e questa volta vengo a conoscenza di una nuova condizione: l'afasia.
Da sabato scorso ad oggi alcuni miglioramenti sono a me visibili...ma il precedente ictus aveva colpito l'occipitale di destra e le ha notevolmente ridotto il campo visivo...ho (intanto) una prima domanda: quanto potrà incidere il suo deficit visivo sul percorso riabilitativo già iniziato con la logopedista? La ringrazio. Titty.

Cara Titty, chiaramente il nuovo disturbo visivo di mamma non sarà di aiuto alla logopedia ma nemmeno credo che la limiterà più di tanto. Certo è che spesso durante la logopedia per il recupero dell'afasia vengono utilizzate schede o disegni o scritte, finchè è in grado di vederle, il logopedista potrà svolgere il suo lavoro. Buon lavoro

Salve dottore,
mio zio più di 3 mesi fa in seguito ad una rottura di un aneurisma ha subito 3 interventi in 1 settimana di cui uno servito ad asportare un pezzo del craneo sx, in seguito alla pressione del sangue che stava facendo spostare il cervello.
Dopo un periodo breve di coma e non coscienza ora è cosciente ,ha memoria,attenzione,risponde a stimoli ma ha una paralisi al lato dx del corpo :sta iniziando a muovere la gamba la il braccio no.
È diventato afasico globale,nonostante la comprensione c è ,solo la produzione è compromessa.
Da fine novembre ha iniziato a dire qualche parola 3-4 ma negli ultimi 10 giorni non riesce più a dire niente.
Come mai?cosa succede?
Riacquisirà il linguaggio?
Grazie
Mary

Cara Mary,
La rieducazione del linguaggio è piuttosto complessa come quella per il recupero del movimento, non so dirti cosa sia accaduto nei confronti di quelle 3-4 parole che diceva tuo zio, ma quello che posso dirti è che con una buona rieducazione del linguaggio è possibile migliorare. Chiaramente i primi atti comunicativi su cui puntare saranno i lsi ed il no per poi passare ad aspetti più complessi, un passo alla volta

Gent. mo dottor Sarmati, mia mamma di 82 anni è stata colpita il 14 gennaio da un ictus importante che le ha provocato un'emiparesi agli arti del lato dx, afasia. I medici continuano a dirmi che lei non esegue i comandi e quindi non capisce ciò che le viene richiesto. Con me ha emesso suoni, ha cercato di parlato pur in un linguaggio incomprensibile. Quando mio padre le parla ha anche annuito, ci riconosce tutti ed è molto stimolata dalla presenza dei miei bambini. Tiene la penna in mano con la mano sx (è ambidx) e tenta di scrivere. Mi preoccupa che i dottori si lamenti che è poco collaborativa. Secondo Lei, nonostante l'età ci potrebbero essere dei margini di recupero? Grazie

Ritengo sempre che la collaborazione sia proporzionale al tipo di richiesta che si fa al paziente, è proprio quello che spiegavo nell'articolo, in ogni modo spesso essere ambidestri è vantaggio anche per il linguaggio, l'età non la ritengo estremamente rilevante ai fini del recupero poi sono passati pochissimi giorni è tutto da vedere

Gent.mo dottore. Il nove gennaio 2014 mio cognato, 46 anni ha avuto un ictus ischemico. Il danno cerebrale è esteso ed è localizzato nell'emisfero sinistro. Conseguenza: afasia e arto inferiore e superiore destro immobilizzato.
La comprensione è ottima. Reagisce con sorrisi, pianti a seconda di quello che gli raccontiamo. Mangia da solo utilizzando il braccio sinistro ed ha una buona gestualità. In due occasioni ha tentato di comunicare ed ha emesso dei suoni.
I medici dicono che nonostante la lesione sta facendo dei progressi inspiegabili. Lui è musicista. Suona pianoforte, chitarra e da bambino anche il violino. È possibile che essere ambidestro lo stia aiutando nei progressi? Riuscirà a parlare ancora. Mi manca la sua voce....... grazie dottore

Cara Elisa, sicuramente è un aspetto positivo, anche nei confronti del linguaggio, in ogni modo sono passati ancora pochi giorni, è ancora un ottimo periodo per migliorare
a presto

Gent. Dottore, sono una studentessa, perchè pensa che la denominazione di figure non è utile per i pazienti afasici con anomia? nei trattamenti di logopedia che ho visto è molto frequente, questo mi lascia abbastanza perplessa perchè non vedo come questo tipo di esercizio possa strutturare stereotipie di linguaggio. grazie e saluti

Come da articolo, la denominazione di figure non struttura stereotipie, ma non garantisce nemmeno che la trasformazione in parola di una immagine venga appresa, memorizzata dal paziente afasico e utilizzata al momento giusto all'interno di un atto comunicativo, come richiedere un movimento non garantisce che lo stesso venga utilizzato nell'azione

Egregio dottore, mio marito di 50 anni a metà febbraio, a causa di un grave mancanza di magnesio (dovuta, alla costante, se pur sotto controllo medico assunzione di pillole per il reflusso, questo almeno il referto del reparto di Neurochirurgia dell'ospedale Niguarda di Milano) si è trovato in uno stato di afasia durato 3 giorni, pian piano ha ripreso a parlare come prima dell'evento; ogni tanto però, nonostante ricordi cose successe molto tempo fà, dimentica cose che magari mi ha chiesto 5 minuti prima oppure fatica a trovare delle parole. Mi rendo conto che sono tutte cose di poco conto ma, se mi sapesse suggerire come dargli una mano; ammesso che io lo possa fare, gliene sarei grata.

Se lo stato di afasia non è stato temporaneo ed ha lasciato degli esiti, potreste far richiesta per la riabilitazione con un logopedista, magari proprio nell'ospedale dove è stato ricoverato la prima volta

Cara Martina, a quale clinica ha fato reabilitazione tua mama?

Buonasera dottore,mio padre 4 mesi fa ha avuto un ictus al tronco encefalico...dopo un coma profondo si e risvegliato e da uno stato di semicoscenza adesso e totalmente cosciente,comunica con il movimento del capo annuendo ecc...con gli occhi indica le lettere e formula parole...mi chiedevo se con una lesione simile lui potrà mai parlare,mangiare...

Buonasera dottore,mio padre 4 mesi fa ha avuto un ictus al tronco encefalico...dopo un coma profondo si e risvegliato e da uno stato di semicoscenza adesso e totalmente cosciente,comunica con il movimento del capo annuendo ecc...con gli occhi indica le lettere e formula parole...mi chiedevo se con una lesione simile lui potrà mai parlare,mangiare...

Ciao Valerio,sono Mafalda e nei tuoi articoli ritrovo quasi tutti i problemi che ha mio marito .
Ne manca uno,il più importante,rifiuto assoluto a qualsiasi forma di logopedia ,scrittura e lettura,sto cercando uno psichiatra che possa capire il perché ma quando dico che è a fasico mi propongono solo terapie mediche .Cosa devo fare?Mi devo rassegnare?Lui conduce una vita quasi normale,esce, fa la spesa e si relaziona con gli altri come se parlasse bene.
Ciao e buon lavoro

Salve vorrei icoraggiare chi si trova a gestire una mamma ultranovantenne colpita da ictus e afasia in fase di recupero, se può farlo lei lo possiamo tutti noi con l'aiuto di specialisti competenti, una logopedia efficace, guadagnando ogni giorno fiducia e dignità.

Buondì è possibile che un ictus ischemico con afasia possa iniziare con alcumi sintomi come la perdita di sensibilità al mignolo della mano dx e in parte anche dell'anulare e quindi sarebbe stato possibile curarlo nelle sue primissime fasi iniziali durate diversi giorni con una diagnosi accurata e cure ?

Purtroppo quello che dici Mafalda accade spesso, il paziente emiplegico destro è molto diverso dal paziente emiplegico sinistro sul fronte emotivo, quando c'è una emiparesi destra ed afasia, non è facile coinvolgere il paziente nella riabilitazione, a volte avviene il rifiuto di qualsiasi attività di recupero. Per quanto riguarda la logopedia questo rifiuto a volte è anche più intenso, perchè spesso per fare gli esercizi ci si dota di immagini figure o altri sussidi che spesso vengono identificati dal paziente stesso come infantili. Si sentono soli ed incompresi, perchè il loro pensiero è integro ed anche la "frase" che ti vogliono dire è praticamente completa, ma poi non riescono ad estrarre le parole, le forme grammaticali ed i movimenti adatti per produrre i suoni. Per questo pensano anche che stiamo interpretando male il problema.

Si è possibile che piccolissime ischemia possano manifestarsi con la perdita di sensibilità alle dita o di altre parte del corpo, ma dubito che questi piccoli segnali possano far capire che ci troviamo di fronte ad un ictus futuro, in genere le dita si addormentano più per problemi alle radici cervicali

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